lunedì 26 ottobre 2015

Raccolta boom per il Private Equity Italiano; l'Italia ritorna nelle carte geografiche?


L'Aifi pubblica i dati di andamento dell'industria del Private Equity, con qualche sorpresa

Aifi, raccolta oltre 1,3 miliardi per i fondi italiani nel semestreDa bebeez.it Boom di raccolta per il private equity italiano, che nel primo semestre 2015 ha attirato risorse per 1.328 miliardi di euro. Lo dice Aifi . . . .
Il primo semestre 2015 è in linea con i primi sei mesi dell’anno precedente se guardiamo all’ammontare investito che si attesta a 1.787 milioni di euro (erano 1.890 milioni al 30 giugno 2014). Cresce invece il numero delle operazioni che passa da 139 nei primi sei mesi dello scorso anno a 168 del semestre 2015 (+20,9%) 
Il fundraising di mercato segna un importante dato che registra un +206,1% a 1.328 milioni di euro rispetto ai 434 milioni del primo semestre 2014. Questo valore deriva dal closing di tre grandi fondi di private equity, che da soli hanno rappresentato il 90% del totale dei mezzi raccolti. http://www.aifi.it/wpdmact=process&did=MTk0MC5ob3RsaW5r
Quindi più operazioni, in media più piccole; cresce di molto la raccolta ma focalizzata su pochi grandi fondi.

E' un segnale positivo per il settore finanziario italiano, dimostra il graduale ritorno della fiducia sugli investimenti indirizzati in Italia che per un po' sembrava uscita dalle carte geografiche internazionali. E non è l'unico segnale in questo senso: il livello dello spread Btp-Bund sotto il 100, e il risultato delle recenti IPO di Poste e Ferrari sui mercati internazionali vanno nello stesso senso.

E tuttavia la concentrazione dei fondi su pochi player dimostra sempre di più come il settore finanziario privilegi gli investimenti in gruppi di medio-grande dimensione, sia sul lato della raccolta dei fondi di PE, sia sul lato degli investimenti in aziende.

Un messaggio chiaro, da tenere in mente per tutti coloro che stanno pianificando le stretegia di lungo periodo di aziende e gruppi.

martedì 25 agosto 2015

2015, correzione o inversione?


Figura: grafico dello S&P 500, 2001-2015



E' la grande domanda che circola sui giornali dopo i ribassi record di ieri: si tratta di una correzione degli eccessi in particolare della Cina, o si apre una nuova fase di ribassi destinata a durare e a trascinare tutta l'economia in recessione?

Nielsen, il capo economista di Unicredit oggi, intervistato dal Corriere, appare convinto: si tratta di "una correzione, non una crisi" destinata a correggere alcuni eccessi del mercato cinese - "troppo credito, troppa costruzione, troppo poco consumo". 

Un primo sguardo al grafico dei primi 500 titoli S&P ci racconta una realtà di cui in Italia non ci eravamo completamente accorti: le economie sviluppate vengono da una fase espansiva lunghissima, che dura ormai da 25 trimestri. Si tratta di una delle fasi espansive più lunghe della storia, già ben al di sopra della durata media delle espansioni nel dopoguerra (che è vicina ai 19-20 trimestri). Nel nostro paese, alle prese con i problemi nazionali, abbiamo perso tutta la prima parte della fase espansiva e rischiamo di entrare alla festa quando gli altri stanno uscendo.

E se guardiamo all'economia reale, non ci sono motivi di essere molto ottimisti:
  • le economia in Europa stentano a crescere
  • in Usa è atteso a breve un rialzo dei tassi
  • le materie prime sono in brusco calo determinato da una domanda inferiore alle attese
  • le banche centrali in Usa ed Europa hanno già speso molte delle loro cartucce
  • le economie dei paesi emergenti soffrono per un eccesso di debiti caricati su nazioni ancora alle prese con gravi problemi di istituzioni e di infrastrutture
  • l'indice della volatilità ritorna ai livelli registrati in prossimità delle grandi crisi
La vera domanda è forse: ci sono le condizioni per cui l'attuale situazione di espansione e stabilità possa continuare?


lunedì 24 agosto 2015

Tre idee per la lettura


Le vacanze sono il momento migliore per dedicarsi alla lettura, e quest'anno ho avuto tempo e modo di dedicarmi; tra i libri letti vorrei consigliare tre romanzi italiani - eh già, proprio italiani - che mi hanno lasciato un bel ricordo: 
  • La Sposa giovane di A. Baricco, un romanzo pieno di invenzioni e colpi di scena, scritto in modo personalissimo e un po' barocco. Da evitare se siete alla ricerca di storie razionali, altrimenti preparatevi a un viaggio nella fantasia
  • Terre rare, di S. Veronesi, per ritrovare il Pietro Paladini di Caos calmo a cinque anni di distanza. il trauma del primo libro non è ancora superato da Pietro, che dovrà sopportare in questo nuovo capitolo una lunga serie di disavventure - ma resta sempre un gran bel personaggio; e la ragione del titolo va scoperta negli ultimi capitoli, è la più bella sorpresa del libro
  • La Ferocia, di N. Lagioia, fresco dal premio Strega. Un'Italia deprimente, popolata da personaggi avidi e senza scrupoli, senza più nessun valore morale neanche dentro la famiglia, raccontata con uno stile originale  e il tocco dello scrittore di talento.
E allora, buona lettura!

lunedì 17 agosto 2015

L'estate delle foglie cadenti


L'ultima in ordine di tempo è stata Italcementi, ceduta ad Heidelberg Cement. Fa notizia, perché la famiglia Pesenti è stata un caposaldo dell'economia italiana che conta, ma non é stata l'unica operazione di questo tipo nel periodo.

A listare le transazioni dell'estate vengono i brividi:  la Pirelli ai cinesi, Sorin in US, Telecom contesa tra francesi e spagnoli, la A4 agli spagnoli, la Fiat che trasferisce la sede fuori dall'Italia . . . . Non ci stiamo facendo mancar niente.

E' ancora estate, ma ricorda l'autunno di Ungaretti.

Il mio giudizio: siamo di fronte a un fenomeno di grande concentrazione globale rispetto al quale pensare di opporre la teoria degli interessi nazionali é insensato: non puoi venire al tavolo da gioco e pensare di giocare con regole tue, diverse.

La verità e che ci siamo presentati a questo periodo in posizione di grande debolezza, le nostre aziende sono spesso fiacche da un punto di vista finanziario, ma ancora più dal punto di vista organizzativo e delle risorse umane. Il modello dell'impresa familiare regge difficilmente nell'economia globale e prima ce ne rendiamo conto, prima potremo avviare quella rivoluzione culturale, organizzativa e finanziaria di cui abbiamo bisogno.

E questa osservazione non riguarda soltanto le grandi imprese che costituiscono i casi più eclatanti, ma ancor di più le piccole e medie che sono l'asse portante dell'economia. É da queste che dovrà iniziare il processo di cambiamento.

Che ne pensate?

Seguimi su leideedifilippo@blogspot.it

lunedì 29 giugno 2015

Bologna, arriva l'estate (finalmente!)



La scorsa settimana ero a cena in centro con un gruppo di inglesi di Londra. Dopo cena, attraversiamo con una breve passeggiata il centro e sbuchiamo nella Piazza Maggiore gremita per il Festival del Cinema Ritrovato.

Una visione da togliere il fiato, con la piazza nel buio, e gli spettatori a fissare Alberto Sordi nello schermo nello "Scopone Scientifico". I nostri ospiti erano ammirati di quello che la città può offrire in questo periodo.

Molti scappano da Bologna in estate per il clima e le attrattive della riviera, ma in realtà giugno e luglio sono i mesi più belli, si può mangiare all'aperto, ascoltare il jazz, e seguire i festival del cinema in una atmosfera unica. Avrà pure tanti problemi la città, ma in questo periodo non farei cambio con nessuno.

Arriva l'estate, finalmente!

giovedì 18 giugno 2015

Più concorrenza e migliore accesso ai capitali nelle crisi di impresa?

Il Sole di oggi pubblica una nota sulla bozza di decreto legge in fase di preparazione riguardanti le crisi di impresa. Tra le varie novità, due elementi completamente nuovi: la possibilità per il 10% dei creditori di presentare un piano alternativo e concorrenziale nei concordati, e un migliore accesso alla finanza (con diritto alla prededuzione) nelle fasi di crisi.

Un intervento per scoraggiare i "furbetti" del concordato, l'altro per favorire il rilancio nei casi in cui l'imprenditore trova soggetti disposti a finanziare il rilancio.

Si tratta di novità molto significative che potrebbero influire in profondità sui processi di crisi; gli strumenti oggi esistenti, pur migliorati rispetto al passato non stanno consentendo di fatto un vero rilancio delle imprese iperindebitate o in forte crisi.

Vista la situazione generale, il tema è molto importante, seguiremo con interesse l'evoluzione dei provvedimenti.

lunedì 15 giugno 2015

Grecia, Luxury Habits



E' curioso come molta della stampa che commenta il caso della Grecia presenti il caso come una lotta tra i paladini dei più deboli (Tsipras) e un gruppo di insensibili economisti che vuole infierire su una nazione in difficoltà.

In realtà, quello che ha irrigidito i negoziatori è l'incapacità di intervenire su una serie di privilegi che non riguardano le fasce deboli, ma proprio le classi più ricche (da cui sembra impossibile riscuotere le imposte) e alcune categorie protette di impiegati pubblici, pensionati etc. Vedi a questo proposito sul Corriere

http://www.corriere.it/opinioni/15_giugno_10/cio-che-tsipras-non-dice-all-europa-greci-17ddefc8-0f39-11e5-aa3a-b3683df52e95.shtml

Si tratta di una situazione molto comune anche nelle imprese in crisi, che spesso non riescono a capire che una stagione è finita e a tagliare una serie di privilegi maturati nel tempo - stipendi superiori alla media, macchine di lusso, quartieri generali  . . .le stesse imprese che non si rendono conto di quanto il difendere questi privilegi finisca per irrigidire le controparti.

La Grecia ha una opportunità unica di ottenere un aiuto, perché nessuno sa cosa aspetta l'Europa in caso di un default; ma la sensazione è che abbia tirato troppo la corda e che ora la situazione potrebbe anche non essere facilmente recuperabile. Nel frattempo, gran parte dei soggetti più esposti è riuscita a rientrare e non è più così preoccupata; chi rischia davvero in questa situazione sono soprattutto le fasce più deboli.

Non sarebbe la prima volta che si trova un accordo in extremis, ma francamente non mi sembra che sia questo il modo per costruire la credibilità finanziaria dello stato, e questa volta non darei per scontato un esito positivo. Gran parte degli analisti interpellati a un recente convegno di una primaria banca di investimento ha dato pronostico sfavorevole . . .